“Un giorno incontro Teresa, è una giovane ragazza che mi abita accanto, ha il polso fratturato e la spalla slogata. Le chiedo cosa le è accaduto. Lei mi risponde di non aver calcolato bene i tempi, non le era mai capitato, pensava che scendesse dopo”. A raccontarlo è il sociologo e formatore Claudio Renzetti. “Sembra una risposta sibillina, ma Teresa aveva ragione – aggiunge Renzetti -. Aveva assunto mezzo grammo di cocaina, come suo solito il sabato serra, ma a differenza delle altre volte aveva bevuto un Negroni in più. L’effetto della cocaina è sparito prima di quello dell’alcol e così ha perso il controllo dell’auto”. Non è detto, dunque, che l’alcol, sostanza legale, sia meno pericolosa della cocaina, sostanza illegale. E come per l’una è possibile autoregolamentarsi, così per l’altra un uso controllato può aiutare a ridurre gli effetti dannosi. È quanto il criminologo belga, Tom Decorte (seguito qui da noi da altri studiosi, come lo stesso Renzetti) promuove in giro per l’Europa, dopo aver condotto una ricerca sociologica nel 1999, per studiare i modelli di consumo di cocaina di 111 soggetti reclutati nei locali del divertimento di Anversa, persone “normali che conducono una vita normale”, che non hanno mai avuto bisogno di rivolgersi ai servizi, né hanno avuto problemi con la giustizia. Le stesse persone sono stati di nuovo intervistate a distanza di qualche anno, fra il 2002 e il 2004.
Al Centro “Il Girasole” ogni giorno si rivolgono donne provenienti da diversi quartieri di Napoli in cerca di un luogo sicuro, una parola di conforto, un consiglio. Aperto dal 2008 prima al rione Sanità e ora in via Tarsia 44 (e il venerdì anche nella Biblioteca “Flora” in via Nicola Nicolini 54), il centro offre ascolto e ospitalità a donne e bambini che hanno subito violenza o maltrattamenti attraverso un servizio di prima accoglienza svolto dalla Comunità residenziale per nuclei familiari gestita dalla cooperativa sociale L’Orizzonte. Accolte finora 104 persone, donne sopra i 30 con due figli in media e provenienti soprattutto dai quartieri di Secondigliano e Miano
Il 37% dei comuni di Campania, Puglia, Sicilia e Calabria sono esposti a estorsione. Esistono diverse 'categorie' di imprenditori a partire da quelli "subordinati" che hanno con i mafiosi una relazione fondata sulla coercizione. Poi ci sono gli imprenditori "dipendenti": sono quelli che non sono autonomi sul mercato e che per operare hanno bisogno di fare riferimento alla mafia. I "collusi": sono gli imprenditori che stabiliscono rapporti interattivi con i mafiosi, disposti a trovare accordi da cui derivino obblighi reciproci. Altra categoria è quella degli imprenditori "strumentali" che accettano preventivamente di collaborare con i mafiosi perché pensano che questo legame possa promuovere i loro interessi e far crescere i loro affari. Esistono anche gli imprenditori "clienti" con cui viene definito un rapporto di tipo prettamente clientelare che ha le caratteristiche di essere stabile e continuativo. Tale studio è stato presentato a Lamezia Terme durante il seminario nazionale delle associazioni antiracket. Illustrati anche i dati del Censis. Per Prestipino (Dda Reggio Calabria): ''Il pizzo è l'Irpef della mafia. Abbiamo un solo nemico, non è la 'ndrangheta, ma siamo noi stessi''.
È un’iniziativa del gruppo di imprese sociali Gesco, affidata alla coop di consumo Terre Nostre. L’obiettivo è offrire prodotti di qualità a costi accessibili, con un’attenzione particolare alle modalità di produzione. Nei 250 metri quadri dei nuovi spazi di via Nuova Poggioreale 160/C anche una mensa gestita da un gruppo di ragazzi disabili qualificati nel settore e riuniti nella cooperativa sociale Zenzero.
Il Movimento Uomo Nuovo è stato presentato il 26 settembre nella sala conferenze della sede in via Santa Sofia, con un concerto dell’Accademia musicale Enrico Caruso e un dibattito su proposte di legge per il miglioramento della vivibilità nelle carceri: misure alternative obbligatorie sino a quattro anni di reclusione; beneficio della liberazione anticipata nella misura di 60 giorni per ogni semestre di buona condotta; disciplina dei rapporti affettivi. È una comunità di cattolici impegnati nell’opera di apostolato e di pastorale a favore dei più deboli e disagiati, con particolare riguardo ai detenuti, agli ex detenuti e alle loro famiglie. Perché un concerto per il Movimento? “Perché il canto è dimensione dell’anima – risponde il presidente, Nicola Trisciuoglio -. Veicolo di comunione e comunicazione profonda con se stessi e con gli altri… è un augurio… Vogliamo ferocemente cercare di essere migliori e ritrovare la pace con noi stessi e con gli altri. Vogliamo rinascere come uomo nuovo”. Il fondatore è don Franco, cappellano del carcere di Poggioreale di Napoli. “Il cristiano, la nostra comunità, il Movimento sono chiamati a riguardare questa realtà con occhio diverso da chi la giudica con il metro della giustizia umana, troppo spesso, se non quasi sempre, vendicativa e farisaica, ma con occhi di misericordia – si legge sulla locandina di presentazione -. Ciò non significa “addolcire” il male, tentare di giustificarlo, ma andare alle radici per scoprire dove ha origine, comprendendo che spesso “il condannato” rappresenta solo il sintomo della patologia di una società i cui valori sono oramai indissolubilmente in crisi”.
Il Comune di Napoli promuove la campagna antirazzista “I Diritti non hanno colore”. Nel corso della conferenza stampa di presentazione, l’ assessore alle Politiche sociali e giovanili Giulio Riccio ha illustrato la delibera approvata dalla Giunta per l'inclusione sociale degli stranieri anche irregolari e le principali azioni del Piano del Comune di Napoli che sarà operativo entro 60 giorni. L'amministrazione comunale ha deliberato di “assumere e perseguire nella pratica di governo della Città di Napoli le prescrizioni e le indicazioni provenienti dalla Costituzione della Repubblica Italiana, dalle convenzioni e regolamenti degli organismi sovranazionali, europei, nazionali e regionali per assicurare i diritti dei migranti anche irregolari puntando alla crescita etica e sostenibile della popolazione in un ottica multietnica, verso la costruzione di una nuova identità”.

Napoli – Per oltre 200 detenuti del carcere di Poggioreale giovedì 23 luglio - uno dei giorni più torridi dell’estate 2009 - è stata una grande festa. Il loro beniamino Gigi Finizio si è esibito in alcuni dei suoi maggiori successi nella cappella della casa circondariale più grande d’Europa. L’occasione è stata offerta dalla Comunità di Sant’Egidio, presente da anni con i suoi volontari nel carcere napoletano attraverso attività di sostegno ai detenuti e iniziative di carattere culturale, religioso e sociale.