Napoli - Condizione abitativa, accoglienza, integrazione, governance, sono le questioni affrontate in tutta la loro gravità e urgenza alla VII Conferenza regionale dell’Immigrazione “Tutti diversi, tutti uguali”, tenutasi venerdì 19 e sabato 20 febbraio presso la stazione marittima di Napoli. Numerosi gli interventi di studiosi, demografi, economisti, geografi che hanno spiegato l’evoluzione del fenomeno migratorio su scala nazionale e campana, illustrandone le cifre ed evidenziandone le contraddizioni. Ma dietro i numeri ci sono le persone. E le persone, gli immigrati, erano presenti. Proprio il giorno dopo lo sgombero, hanno rivolto il loro appello alle istituzioni gli immigrati di via Sambuci a S. Antimo, comune a nord di Napoli. In 40, sono stati sfrattati dalla palazzina in cui abitavano, sotto sequestro da mesi per le scarse condizioni igienico-sanitarie. Sono appartamenti presi regolarmente in affitto dagli stranieri, tutti lavoratori con permesso di soggiorno. C’erano anche gli attivisti dell’associazione ‘3 febbraio’, che da mesi si battono affinché i 40 immigrati -temporaneamente accolti da Monsignor Francesco Campanile -, non siano lasciati per strada.
Approvata dopo circa dieci anni di lavori, la legge regionale n. 6 dell’ 8 febbraio 2010 “Norme per l’inclusione sociale, economica e culturale delle persone straniere presenti in Campania”, ha costituito la base delle riflessioni e le proposte emerse dalla VII Conferenza Regionale dell’Immigrazione, l’ultima si è tenuta nel 2007. Oltre a essere stata “occasione per la politica di valutare se stessa e di essere valutata dagli interlocutori – ha dichiarato Alfonsina De Felice, assessore all’Immigrazione della Regione Campania -, l’incontro è stato importante finestra su situazioni di enorme disagio e problemi di carattere istituzionale, che talvolta rallentano il normale percorso verso una migliore accoglienza e una maggiore integrazione degli immigrati nel nostro territorio”. A testimonianza l’impasse della riqualificazione dell’ex-canapificio di viale Ellittico a Caserta, per il quale la Regione Campania concorre al PON sicurezza per lo sviluppo 2007/2013. È un progetto al vaglio del governo che dovrà finanziarlo per 6,7 milioni di euro. “Prevede la trasformazione della struttura di proprietà della Regione – ha affermato De Felice – in un centro polifunzionale destinato all’assistenza degli extracomunitari”. Forte l’opposizione di istituzioni locali e commercianti della zona che ritengono l’ex-canapificio troppo vicino alla Reggia, vorrebbero la riqualificazione della struttura, ma per incentivare turismo e commercio.
I dati sulla questione stranieri sono stati presentati dalle relazioni degli intervenuti nella prima mattinata di lavori: Gian Carlo Blangiardo dell’ISMU, Josè Rhi Sausi del CeSPI, Fabio Amato dell’Università L’Orientale, Salvatore Strozza dell’Università Federico II, Claudio Martelli, direttore dell’osservatorio Eurispes. In Italia gli immigrati regolari sono 5 milioni, 74.000 all’anno sono le nascite - 500.000 quelle totali - di bambini di origine straniera. La maggiore presenza numerica è quella degli immigrati dell’est Europa. Per il processo di integrazione siamo indietro. Tuttavia, gli esperti fanno sapere che, effettuati gli opportuni distinguo geografici, l’integrazione economica degli stranieri nel nostro paese è generalmente più avanzata rispetto all’integrazione culturale e sociale. Il livello di imprenditorialità è molto alto, ma è assente la mobilità sociale per gli stranieri. Una badante laureata, dopo dieci anni in Italia resta una badante senza possibilità di migliorare la propria condizione lavorativa. Questa considerazione e l’incredibile inclinazione al risparmio che gli immigrati dimostrano di avere, li spingono a mettersi in proprio e a iniziare un’attività imprenditoriale.
I dati regionali parlano di una Campania non più regione di transito da anni, ma di stabilizzazione della presenza straniera, ad oggi sono presenti un quarto degli immigrati di tutto il Mezzogiorno. Se nel 1991 gli stranieri erano lo 0,3% della popolazione, nel 2009 erano 131.000: il 2,3% dei campani è straniero immigrato o di seconda generazione. Napoli e la sua provincia rappresentano il maggior polo di attrazione, seguite a stretto giro da Caserta e Salerno. Più scarsa, ma in via di aumento la presenza di immigrati nelle province dell’entroterra campano, Avellino e Benevento, dove per combattere la desertificazione e la sparizione di intere classi scolastiche sono proprio gli amministratori ad auspicare e richiamare una maggiore presenza di immigrati. Le trasformazioni degli spazi urbani sono una importante conseguenza dell’immigrazione. Le seconde e presto le terze generazioni, italiane di fatto, impongono una riflessione seria alle stesse comunità di immigrati che spesso non sanno come rapportarsi ai loro giovani. “Questa differenza culturale e intergenerazionale rischia di offrire il fianco, talvolta, a fatti di sangue o soluzioni estreme – ha affermato Roger Adjicoudè della Consulta Regionale Immigrazione -. È importante seguire con attenzione questo sempre più veloce processo di integrazione. E poi, i gruppi etnici, le loro tradizioni, i loro modi di utilizzare e rivisitare gli spazi urbani, come piazze o parchi. Emblematici, a riguardo, i casi napoletani di Piazza Dante e del parco di Capodimonte utilizzati dalla comunità srilankese per gli allenamenti di cricket, dei quali si occupò anche la Bbc acquistando un documentario girato da due giovani napoletani nel 2007. Dobbiamo sederci intorno a un tavolo tutti insieme – conclude -, istituzioni, associazioni e terzo settore”.
21 febbraio 2010
Raffaella Maffei