Napoli - Ai dati sul sovraffollamento e ai trattamenti inumani, che inducono molti detenuti a togliersi la vita, si aggiungono quelli legati agli stupri e agli abusi sessuali, taciuti persino dalle associazioni umanitarie per un incomprensibile senso del pudore. Il gruppo EveryOne ha raccolto negli ultimi cinque anni segnalazioni di numerosissime violenze e coercizioni sessuali, subite da detenuti soprattutto in giovane età. In base alle testimonianze raccolte, gli attivisti stimano almeno 3 mila casi di stupro e riduzione alla schiavitù sessuale ogni anno nelle case circondariali italiane. È una dato che corrisponde al 40% degli stupri totali che avvengono in Italia. “Quando entri in carcere - hanno rivelato alcuni ex-detenuti -, se sei giovane o comunque hai un aspetto gradevole, diventi necessariamente la 'fidanzata' di un detenuto, oppure vieni ripetutamente violentato dai prigionieri che hanno più potere e considerazione nella gerarchia che esiste dietro le sbarre. Oltre allo stupro anale, il giovane detenuto è costretto a praticare la fellatio e altre forme di sesso coatto – spiegano -. Molti ragazzi si tagliano le braccia, le gambe, il petto, il viso e compiono altri atti di autolesionismo per sottrarsi a tali pratiche. Altri tentano il suicidio. La violenza su un giovane in carcere non è considerata un atto omosessuale, ma una manifestazione di forza virile e di potere. I direttori, le guardie e gli educatori tollerano questo stato delle cose – denunciano ancora-, ritenendolo parte della pena da scontare, perché per molti di loro la prigione deve essere un inferno. Vi sono anche guardiani ed educatori che provano eccitazione, di fronte a questo mondo dominato da uno spietato sadomasochismo".
Sono 11 i detenuti suicidi da inizio anno, ma il killer è uno: l'invivibilità delle carceri. I metodi usati: dal gas all’impiccagione. Erano in prevalenza persone giovani (6 con meno di 30 anni) e in carcere per reati non gravi, alcuni appena arrestati, altri prossimi alla scarcerazione (solo in 3 casi si prospettavano detenzioni lunghe), 8 italiani e 3 stranieri. Vincenzo Balsamo, suicida a Fermo, prima di morire aveva presentato un ricorso alla Corte Europea dei diritti dell'Uomo di Strasburgo contro il sovraffollamento del carcere dove era ristretto. L'associazione Antigone si è fatta tramite della sua istanza e di altre 1.200 identiche: tutti citano in giudizio lo Stato italiano per la violazione dell'art. 3 della Convenzione dei Diritti dell'Uomo, che proibisce di sottoporre i detenuti a "trattamenti inumani e degradanti". Ma anche altre associazioni e i Radicali si stanno facendo carico dell'invio dei ricorsi alla CEDU, che oramai si contano a migliaia. Il verdetto sul caso-pilota Sulejmanovic, concluso nel luglio 2009, non lascia scampo: un detenuto deve avere a disposizione almeno 3,5 mq di spazio e deve poter trascorrere fuori dalla cella almeno 6 ore al giorno. In caso contrario è vittima di "trattamento inumano e degradante" e ha diritto a un risarcimento economico per il danno subito. Quasi nessun carcere italiano rispetta i criteri minimi stabiliti dall'art. 3 della Convenzione dei Diritti dell'Uomo. Nelle celle di 6 mq ci sono 3 detenuti, in quelle da 12 mq anche 10 detenuti. Le ore d'aria generalmente sono 4 al giorno - negli istituti più sovraffollati bisogna fare i turni anche per i cortili dei passeggi, così si riducono a 2, o anche meno.
Confrontando il tasso di sovraffollamento delle 11 carceri, dove sono avvenuti i suicidi di quest'anno, con il numero totale dei suicidi registrati negli ultimi cinque anni è emerso che la frequenza dei suicidi arriva a triplicare nelle condizioni di maggiore affollamento, ma anche di particolare fatiscenza delle celle e assenza di attività trattamentali. Il "primato negativo" spetta al Carcere di Cagliari, con 506 detenuti (affollamento al 146%) e 11 suicidi in 5 anni, con la frequenza di 1 suicidio ogni 46 detenuti. A San Vittore, con 1.127 detenuti (affollamento al 242%) e 13 suicidi in 5 anni, la frequenza è di 1 suicidio ogni 86 detenuti; quindi l'affollamento è quasi doppio, ma ci si suicida la metà. Sulmona, che ha la triste nomea di "carcere dei suicidi", si colloca al secondo posto: con 481 detenuti, affollamento al 159% e 6 suicidi negli ultimi 5 anni registra una frequenza di un suicidio ogni 80 detenuti. Il carcere meno affollato è Spoleto: 565 detenuti e affollamento al 124%; in 5 anni vi sono avvenuti 5 suicidi, 1 suicidio ogni 113 detenuti (la metà di San Vittore e 1/3 del Buoncammino di Cagliari). Il carcere con la minore frequenza di suicidi è Verona, nonostante un affollamento del 162% (956 detenuti e 3 suicidi in 5 anni, pari alla frequenza di 1 suicidio ogni 318 detenuti). Questo risultato positivo è probabilmente in relazione con le numerose attività lavorative, culturali e sportive che vi si svolgono e che consentono ai detenuti di trascorrere parte della giornata fuori dalla cella. Infine le carceri di Fermo e di Altamura (1 suicidio per ciascuna in cinque anni) presentano un tasso di suicidi molto elevato, ma non indicativo, in quanto rapportato a un numero limitato di detenuti (rispettivamente 68 e 84).
3 marzo 2010
Raffaella Maffei