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Haiti? Soffriva anche prima, ma nessuno lo sapeva

.Quali sono le iniziative a sostegno dei bambini haitiani?

“In questo momento esistono iniziative di vario genere, da parte dell’Unicef, del governo centrale, anche se il sottosegretario Giovanardi, in accordo con autorità haitiane è più propenso ad azioni in loco. Questa è una linea efficace sotto diversi punti di vista. La Fondazione Affido, in questo momento, tenta di rilanciare l’affidamento locale e internazionale, anche per evitare adozioni internazionali non controllate”.

 

Qual è la differenza fra l’adozione e l’affido?

“Sostanzialmente, l’adozione internazionale soddisfa prevalentemente le aspettative dei genitori che non hanno figli, sottraendo definitivamente il figlio alla sua famiglia di origine. Bada poco, quindi, alle reali esigenze e al futuro dei ragazzi. Noi della Fondazione premiamo per fare in modo che i minori vengano in affido (che ovviamente è temporaneo) e tornino successivamente alle loro famiglie, quando vi saranno le condizioni opportune. La Fondazione, in poche parole, vuol dare un contributo senza ‘estorcere’ i minori alle loro famiglie e alla loro terra”.

 

Fino a che punto è drammatica la situazione ad Haiti?

“Ad Haiti, così come in molti altri Paesi poveri, vivevano già moltissimi bambini abbandonati a sé stessi. Come hanno dimostrato poi gli eventi tragici dell’isola, bisogna sempre aspettare che caschi il mondo per rendersi conto effettivamente di certe cose. Il terremoto ha portato alla ribalta una situazione drammatica che già esisteva ben prima che arrivasse il terremoto, e che nessuno considerava”.

 

Come viene gestito il momento della separazione fra la famiglia affidataria e il ragazzo?

“Alle famiglie che intendano proporsi per l’affidamento viene fatta una formazione specifica, proprio per evitare situazioni spiacevoli, sono seguite dal punto di vista emotivo e psicologico dopo la partenze del ragazzo. Ad ogni modo, è fondamentale sottolineare che se, com’è presumibile che accada, fra la famiglia affidataria e il ragazzo in affidamento si è creato un rapporto vero, forte e di reciprocità, questo non si interromperà certamente dopo il ritorno del giovane alla propria famiglia”.

 

Come sono individuabili le famiglie idonee per l’affidamento locale o internazionale?

“Il Comune di Napoli e la Fondazione Affido onlus stanno lavorando alla creazione di una anagrafe delle famiglie affidatarie. E’ importante che le istituzioni, e lo stesso Tribunale dei minori possano contare su un database del genere, anche per evitare che i minori vengano sempre e comunque collocati nelle case-famiglia”.

 

Solo le famiglie possono ricevere bambini in affido?

“No, esiste l’affidamento anche per i single. In quel caso il rapporto fra affidatario e affidato è diverso: chi riceve in affidamento diventa una sorta di mentore, che dà consigli, indirizza, condivide un’uscita, una pizza, un film al cinema, con il ragazzo, sondandone le potenzialità e i talenti. Si stabilisce fra i due, praticamente, un rapporto di amicizia vero e proprio. L’affidamento lavorativo, ad esempio, è rivolto a quei ragazzi che escono maggiorenni dalle case famiglia e non sono stati adeguatamente indirizzati al lavoro dal mondo della scuola. Stiamo lavorando a una rete che faciliti l’ingresso al lavoro tramite apprendistato, fornendo borse-lavoro per quei ragazzi che, anche attraverso il rapporto con il proprio ‘mentore’ abbiano compreso qual è il proprio futuro lavorativo”.

 

A chi può rivolgersi chi intenda proporsi come affidatario?

“Al servizio sociale territoriale, all’ufficio Affidi del Comune, o può chiamare al numero verde della Fondazione: 800 034467. L’invito è rivolto anche alle famiglie in stato di bisogno. Queste non devono aver timore di chiedere aiuto: il minore non verrà loro sottratto, nessuno lo porterà via. Si affidassero a noi, piuttosto di abbandonare il proprio figlio, perché in tal modo quel figlio non lo perderanno”.

 

Stefano Piedimonte

 

29 gennaio 2010

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