Emergenza freddo: "Tanti giovani a chiedere aiuto"
Parla suor Giuseppina Esposito, responsabile del Binario della Solidarietà
Accogliere persone senza dimora e giovani in difficoltà, costruire un progetto programmato e condiviso, mirare al reinserimento sociale: il freddo di questi ultimi giorni ha portato un incremento delle richieste di aiuto al Binario della Solidarietà ma, dice Suor Giuseppina, bisogna tenere alta l’attenzione oltre l’emergenza.
“Non parlo di risolvere il problema ma di riuscire a lavorare su una serie di obiettivi, accompagnare, non solo fornire aiuto all’urgenza, Abbiamo rinforzato il servizio per il freddo, certo, e mai tanti giovani si sono rivolti a noi come in questo momento, ma il nostro lavoro va sempre nell'ottica di un recupero”: non c'è solo volontà di aiutare nei momenti di emergenza ma l'esigenza di costruire un percorso, non lo dicono solo le parole di suor Giuseppina Esposito, ma il lavoro quotidiano svolto dal Binario della Solidarietà alla Stazione centrale di Napoli, alle fermate della Circumvesuviana, nelle piazze.
A richiamare alla mente la memoria delle stazioni della città è facile pensare ad uno scenario in bianco e nero, portato in dote dagli anni 70: è in quel periodo che le banchine, i vagoni, i larghi e vuoti spazi occupati nel breve tempo dell’attesa da chi viaggia diventano casa per chi la casa non l'ha: clochard, barboni. Un fenomeno che è cambiato nel tempo, passando indenne decenni e ammodernamenti e cantieri: oggi i senza dimora sono giovani, hanno storie di vita diverse da quelle che si può immaginare e spesso la loro non è una scelta autonoma ma l’unica possibilità rimasta. Il Binario della Solidarietà offre sì spazi e servizi, colazione, merenda, cena e docce calde, vestiti. Ma vuole andare oltre: se l’accoglienza è tra i primi obiettivi, accanto c’è il valore dell’amicizia: “Al di là di quanto sta accadendo in questi giorni, il passo decisivo per mantenere un rapporto con chi è senza dimora, un rapporto che non sia di natura meramente emergenziale, è creare una serie di attività per un rapporto nuovo con la società – spiega suor Giuseppina - . Abbiamo molti laboratori attivi, penso anche allo sportello di orientamento lavorativo o alle strutture di secondo livello come Casa Gaia, gestita dalla fondazione Massimo Leone con cui lavoriamo”. Sono tutti elementi che consentono, a chi decide di portare avanti il percorso, di riprendere la vita quotidiana, in un contesto protetto.
Attualmente il Binario si occupa di una sessantina di persone: “Molti di più rispetto al passato – dice suor Giuseppina – La porta non è stata chiusa a nessuno e negli ultimi giorni abbiamo provveduto non solo a dare assistenza ma anche ad indirizzare le persone verso i servizi messi a disposizione da associazioni e comune. C’è molto da fare e in questo momento ancora di più, anche perché quando un senza dimora chiede aiuto, chiamando, ad esempio il pronto soccorso, ci siamo resi conto che incontra molte difficoltà: dire che sei un senza tetto, alle volte, sembra autorizzare gli altri a non aver davvero cura di te”.
Raffaella R. Ferré






