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Cosa resta del Manicomio d'Aversa

Reportage fotografico dalla prima casa per "matti" d'Italia.

realcasa-dei-mattill dolore è scritto sui muri: "Preghiamo morire" si legge inciso sulla calce del refettorio  da un internato. In tanti hanno graffiato le pareti con la loro sofferenza, Qui nella Real casa dei matti di Aversa, primo manicomio d'Italia, inaugurato  da Gioacchino Murat nel 1813, nel periodo di massima estensione furono recluse più di 6mila persone.

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Una vera cittadella della follia, suddivisa in reparti per uomini, donne, "agitati", "semiagitati" e  "tranquilli".  Un girone infernale che nei secoli ha inghiottito le vite non solo di malati psichici, ma di poveri, omosessuali, donne ripudiate e fatte passare per matte. Persino i figli indesiderati di giovani di buona famiglia che celavano qui la loro vergogna. Per quei piccoli, destinati dalla nascita al manicomio, era stata allestito un reparto. Dalla chiusura imposta dalla legge Basaglia qesto simbolo di violenza, costrizione e dolore è rimasto abbandonato. Oggi cade a pezzi, i vandali fanno scempio dei tesori artistici di una struttura del 500, e i ladri portano via preziosi affreschi e sculture.

Il tetto è aperto in più punti, il pavimento è coperto d'acqua che si mischia alle cataste di medicinali scaduti da decenni, le pareti sono scrostate dall'umidità. Così sta morendo la memoria di quello che fu il primo e più grande manicomio d'Italia. Un convento del 500 che i francesi decisero di destinare alla reclusione della massa di poveri, accattoni che convergeva verso la capitale del Regno per cercare di che vivere. Da allora e per due secoli è stato il manicomio più importante del paese e un punto di riferimento per la psichiatria dell'epoca. Le stanze con le porte forate, i letti, lo stretto corridoio per l'ora d'aria, i muri ricurvi dei bagni che non concedevano nessun momento al pudore, i macchinari per le analisi, le alte ringhiere, tutto è rimasto fermo all'epoca della chiusura. Dopo la Basaglia e la liberazione dei folli a Roma e Reggio Emilia sono stati realizzati musei della psichiatria, Aversa, come testimoniano le immagini, sta scomparendo sotto il peso dell'incuria.Si è iniziato a mettere in salvo l'archivio, ma poi non è stato fatto più nulla. La proprietà dell'edificio è dell'Asl e della Regione. Negli anni è divenuto preda di vandali e ladri che continuano a distruggere e saccheggiare nell'indifferenza un luogo simbolo della storia d'Italia.

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