Settimana della memoria
Al Mercadante per non dimenticare
Testimonianze di ebrei sopravvissuti e vittime innocenti di camorra
La settimana della Memoria si è conclusa al Mercadante con le testimonianze di ebrei scampati ai campi di concentramento, a loro sono state consegnate le stelle di David. Spazio poi al ricordo di altre vittime innocenti, quelle della camorra. La figlia della Ruotolo: “Sia le vittime che i loro familiari sono la ferita aperta di Napoli, così come il dramma della Shoah è la ferita aperta dell’umanità”
“Un giorno un ufficiale tedesco obbligò me e mio padre a salire in auto. Mi fece scendere vicino ad un passaggio a livello. Non sapevo che quello sarebbe stato l’ultimo giorno che avrei visto mio padre. Scoprii tempo dopo che papà si sacrificò per ottenere che io fossi salvato. In seguito io, mia madre e mia sorella fummo catturati e portati in una scuola di Zagabria dove trattenevano gli ebrei in attesa della deportazione. Mia madre offrì tutti i gioielli di famiglia alla guardia, che mi fece fuggire. Non la rividi più, così come non rividi mia sorella. Mi rifugiai da un giornalista che mio padre aveva nominato mio tutore. Fu ucciso anche lui, insieme alla sorella, con decine di coltellate. Io riuscii a nascondermi.” Paul Schreiner trattiene nei limpidi occhi azzurri il dolore della perdita, mentre racconta ad una platea di 500 studenti , riuniti al teatro Mercadante, il dramma di una famiglia ebrea in Croazia durante le persecuzioni antisemite. La sua storia è raccontata nel libro “Memorie di un ceramista di razza.” Alla sua testimonianza si affianca quella di Alfredo Tedeschi, che racconta di aver sofferto l’umiliazione inflitta dalle leggi razziali in Italia, in particolare l’allontanamento dalla scuola. La situazione sarebbe peggiorata dopo l’armistizio del 1943, che di fatto consegnò l’Italia in mano alle rappresaglie naziste. “Avevo paura di essere strappato alla mia famiglia. Ho ancora nelle orecchie le voci dei tedeschi; io credo che il tedesco sia una bella lingua, ma le urla dei nazisti erano gutturali, terribili. Ricordo che sui vagoni della deportazione le mamme sfondavano il pavimento e lasciavano cadere i loro figli nella speranza che si salvassero. Noi ci nascondemmo a Castelline Marittima, sulle colline pisane. Nonostante tutta la cittadina, compreso un graduato fascista, sapesse delle nostra origine ebraica, e nonostante la taglia sulle teste di tutti gli ebrei, nessuno ci denunciò: questo significa che la cultura razzista non aveva attecchito su buona parte dell’ opinione pubblica.”
All’evento centrale della settimana dedicata alla memoria della Shoah hanno partecipato Luigi De Magistris, sindaco di Napoli, Andrea De Martino, prefetto di Napoli, Lucia Valenzi, Presidente della Fondazione Valenzi, Pier Luigi Campagnano, Presidente della Comunità ebraica, Diego Bouché, Direttore generale USR per la Campania e Nico Pirozzi, coordinatore di Memoriae. Le stelle di David sono state consegnate a Paul Schreiner, Alfredo Tedeschi, il Generale di corpo d’armata Mauro Moscatelli, e ad Alessandra Clemente. Il generale Moscatelli ha ricevuto l’onorificenza per le missioni di Peacekeeping svolte dall’Esercito Italiano. Una proiezione video è servita per mostrare che le missioni dell’esercito sono volte a portare sicurezza e tranquillità nei Paesi in guerra. Una interpretazione univoca del senso dei conflitti nei quali l’Italia è coinvolta che non ha lasciato spazio però a riflessioni come forse sarebbe stato più opportuno fare.
Alessandra Clemente, figlia di Silvia Ruotolo, uccisa per sbaglio dalla criminalità, ha ricordato le 150 vittime innocenti di camorra : “Sia le vittime che i loro familiari sono la ferita aperta di Napoli, così come il dramma della Shoah è la ferita aperta dell’umanità.” Con gli occhi inumiditi dalle lacrime ha ricordato la madre : “ricordo il suo sorriso, talmente grande e bello da avere la forza di un abbraccio.” Alessandra crede nel valore della testimonianza; raccontare le ingiustizie – spiega – è il modo per non rassegnarsi, per spingere verso l’impegno civile.
Daniele Pallotta
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