Ho ascoltato la luna: la storia di Mama Africa
di Dario Stefano Dell’Aquila
Ho ascoltato la luna è un libro intenso che raccoglie la testimonianza diretta di una operatrice sociale ante litteram, che ha attraversato, da protagonista, la stagione in cui questo Paese prendeva coscienza della questione immigrazione. Giuseppina Campana, veneta a dispetto del cognome, arriva nelle terre del casertano (Aversa-Villa Literno) nei primi anni ’80. Qui assieme al marito dà vita a più di un’esperienza di comunità di accoglienza, aprendo strutture che ancora oggi sono operative. Un impegno spontaneo, laico, che nasce da un volontariato sociale che ha tutti i tratti della purezza. Il libro ne ripercorre le tappe, a mo’ di diario-racconto, passando attraverso la narrazione dei momenti anche personali di fatica e di sconforto che un impegno a tempo pieno, ma volontario, di per sé implica. Al centro le vicende di un mondo allora nascosto, non solo all’opinione pubblica, ma anche a larga parte del mondo politico istituzionale, quello del popolo di immigrati che abitava, alla men peggio, le campagne di Villa Literno. Un esercito di manodopera pronto e buono per la raccolta dei pomodori, ma anche per i lavori nel mercato dell’edilizia. Pina incontra quasi casualmente (soccorrendo un giovane immigrato morente ai bordi di una strada) questa realtà nascosta e ne rimane allo stesso tempo affascinata e colpita. Affascinata dalla dignità, dalla fierezza, allo stesso tempo colpita per le condizioni in cui queste migliaia di persone sono costrette a vivere. E così Pina comincia ad attraversare le loro comunità, a vivere accanto a loro nei ghetti, ad aprire precarie strutture di accoglienza, a lottare assieme per far conoscere a tutti questa vergogna sommersa. Il suo impegno è totale e in breve si conquista l’appellativo di Mama Africa. Diviene un punto di riferimento per le comunità di migranti e si fa carico di ogni ordine di problemi. Nel suo percorso incontra anche un giovane parroco di frontiera Don Giuseppe Diana, che sarà ucciso qualche anno dopo dalla camorra. La morte di Don Diana precede di pochi mesi il rogo del ghetto di Villa Literno. Dopo un lento lavoro di incontri, denunce, iniziative (una commissione parlamentare si era recata in visita al ghetto), le orribili condizioni di vita degli immigrati arrivano agli occhi di un pubblico più vasto. Ma arriva il fuoco e arriva una camorra arrogante e razzista, infastidita dal clamore e dalla capacità organizzativa che gli immigrati cominciano a mostrare. La stessa Pina sarà minacciata, con le armi, da uomini che senza mezzi termini la invitano ad andarsene. È il 1994, regnava il primo governo Berlusconi e ancora non erano all’orizzonte le norme repressive sull’immigrazione che sarebbero giunte di lì a poco. Il libro ha il merito di ripercorrere con onestà quel periodo ed è un punto di vista privilegiato quello che si offre al lettore. Accanto a Pina, oltre al marito, protagonista del racconto, un giovane obiettore di coscienza, Antonio che si farà progressivamente carico di impegni e responsabilità in una condizione oggettivamente non semplice. Pina Campana, dopo quattordici anni è rientrata, non senza sofferenza, nelle sue terre di origine. Antonio, assieme ad un’altra volontaria Fortuna, ha raccolto il testimone di quell’impegno. La loro comunità, a Teverola, è ancora oggi un punto di riferimento e di accoglienza. A testimonianza del fatto che anche in terre difficili è possibile costruire pratiche di inclusione sociale.
Giuseppina Campana
Ho ascoltato la luna
Altromondo editore, 2008
Collana Iride
pagg. 420 - euro 20,00
(Fonte: Agorà Sociale)






